Disabituarsi all’abitudine 

Torino, Piazza Castello

Si era girata a guardarlo: lui le aveva detto qualcosa e lei gli voleva sorridere, con le labbra e con gli occhi, per mostrargli un lato di lei che ancora non conosceva. 
Ma voltandosi si era trovata davanti lo spettacolo di Piazza Venezia, il mondo dietro di lei, milioni di persone che per un istante incrociavano le loro vite con la sua; macchine, pullman, motorini, turisti e habitué, amici e innamorati. 

Secoli di storia, monumenti indimenticabili. 

Che spettacolo. 

Lui era lì, dietro di lei, e non condivideva lo stesso stupore, abituato com’era a tutta quella bellezza ormai diventata abitudine. 

Era Roma, era Piazza Venezia: come è possibile diventare chiusi alle meraviglie? 

Lei era tornata a Torino, e dopo essere uscita dall’università aveva fatto la stessa strada di sempre. 

Con le cuffie nelle orecchie e lo sguardo altrove, aveva urtato una ragazza che faceva una foto; ma cosa fotografava?

Piazza Castello, Palazzo Reale, le nuvole, la gente, un’emozione?

Si era fermata anche lei: voleva disabituarsi all’abitudine delle cose belle.

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