16:09

Piazza San Carlo, ore 16:09

Passeggiare con le cuffiette nelle orecchie nel giorno più corto dell’anno; passo dopo passo evitando le pozzanghere, rimasugli di giornate piovose e nebulose. 
Andare di corsa, scegliere le vie più brevi, con la mente che si slancia verso dove dobbiamo andare. 

Invece, dove vogliamo andare?

Sbucare nella piazza di sempre, quella che è sempre uguale con ogni stagione e ad ogni ora, perché cambiano solo la luce e le persone. 

Alzare gli occhi e sentirsi altrove, tra le nuvole di un 21 Dicembre più bello del solito, non più nebbioso, un po’ più luminoso: il tramonto che si riflette su lastricati scivolosi, palcoscenico per amori di città; lampioni che resistono ancora e lucine alle vetrine che illuminano portici che riparano. 

Sentirsi circondati e avvolti da un celeste insolito che riempie gli occhi, che fa risaltare ogni cosa che il nostro sguardo voglia sfiorare, da giochi di contrasti, da soffi di un vento non più bagnato e un po’ innamorato. 

Chiedersi perché, di 21 Dicembre così, non ce ne possano essere un po’ di più. 

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