Treni

E poi, il treno, nel viaggiare,
sempre ci fa sognare.

Antonio Machado

Quante avventure, racconti, romanzi, poesie, storie d’amore nascono su un treno?
Non alla stazione, che mantiene una certa freddezza ed un gelido distacco, ma sul vagone, quando ormai si sono alzati i piedi dal punto di partenza e si è disposti a farli correre su due binari paralleli fino a raggiungere la destinazione.

Stanotte ho dormito poco, e anche quel poco non è stato riposante; agitazione.
Carrozza numero 6.
Alta velocità, lato finestrino.
Scrivere su un treno non è facile.

La signora seduta accanto a me, che ad un primo sguardo pare compresa nella sua normalità, in realtà non riesce a stare ferma.
E così, appena il treno è partito con velocità crescente, ha aperto un giornale; un mensile, di quelli che parlano di diete e che dispensano consigli per l’estate.
Ma legge con disattenzione, giusto per tenere occupati gli occhi per qualche istante, occhi più rapidi di un treno.

Il treno accelera.

La signora con il golfino rosso si guarda in giro, cerca una nuova occupazione: si alza.
Porta con sé lo zainetto di una tonalità più accesa rispetto a quella del cardigan, lasciando il giornale sul tavolino; forse non le interessa più: ha finito di intrattenerla.
Torna con un profumo di colazione, magari in ritardo, con la paura di perdere il treno, non è riuscita a farla a casa.
Mangia con foga nervosa il suo pacchetto di biscotti, ne accartoccia l’involucro di plastica con le dita, insistendo con i polpastrelli, con troppa insistenza.

Il treno decelera in curva.

Le unghie smaltate di rosa perlato ticchettano sullo schermo di uno smartphone tenuto maniacalmente, in una custodia che ne ripara lo schermo.
Riprende il mensile, decisa a dargli una seconda possibilità: che fai quando non sei al top? Dice il titolo del test; è indecisa se approfondirne la lettura o proseguire.

Tentenna.
Esita.
Volta pagina.

Salve, biglietto?
Ma lei l’ha già preparato, pronta, ansiosa.
L’ho preceduta, sembrava pensare.

I signori che scendono a Milano Centrale sono pregati di prepararsi a scendere.
Ore 10:13.

Afferra lo zaino, con velocità.
È la prima di tutto il vagone ad alzarsi e avvicinarsi alla porta.
Prende una valigia che prima non avevo visto, e la stringe con le mani nodose, che mostrano un’età più alta di quella che le avrei dato pur avendola avuta accanto per quasi un’ora.
Non si guarda attorno, ha lo sguardo fisso, stranamente tranquillo, a muoversi sono soltanto i riflessi dell’ombretto perlescente, che esalta degli occhi seri; muove le dita sulla maniglia del trolley, ritmicamente.
Incrocia i miei occhi che le sorridono: mi squadra, mi studia e non ricambia.

Un allarme sonoro e la donna scende dal vagone con ansia, sempre per prima; chiede permesso a chi ha davanti, e che potrebbe toglierle la precedenza.
Sovrappensiero, tutti si spostano: guadagna priorità.

Scende.
Altri passeggeri mi anticipano, ed io perdo la mia vicina di posto, che diventa una chioma nera, indistinta, tra la folla.

Un uomo a volte sembra infastidito quando un altro uomo si siede accanto a lui sul treno. Il pensiero sembra essere “Avevo conservato questo posto per una bella donna sconosciuta!”.

James Guida

 

 

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